Benché la tradizione, tramandataci principalmente attraverso Platone ed Aristotele, faccia risalire l’inizio della filosofia occidentale a Talete, vissuto tra il VII e il VI secolo a.C., dobbiamo indicare nella figura di Socrate un fondamentale spartiacque nello sviluppo del pensiero.
Socrate, l’eroe dei dialoghi platonici, è posto all’origine di quella volontà di sistemazione dei concetti e delle idee che contraddistingue tutto il percorso della cultura occidentale. Socrate è l’iniziatore della scienza in quanto alla radice di essa vi è la sistemazione gerarchica dei saperi e delle idee.
Con questo gesto inizia l’Accademia, il nome della scuola di Platone, e tutta la tradizione che ne deriva e che giunge fino ai nostri giorni.
Ma Socrate è anche l’eroe del dialogo, è colui che interroga e tormenta come un “tafano” i suoi concittadini per saggiare di che consistenza fosse il loro sapere. Il suo sguardo è rivolto da una parte alla sistematizzazione e dall’altro alla filosofia come pratica, come modo di condursi e di interrogare la città. Il suo è esercizio filosofico, inteso allo stesso tempo come messa alla prova del potere, pratica di autoconoscenza e cura di sè. Con Socrate inizia l’interrogazione filosofica come stile di vita.
Oggi, dalla crisi della filosofia accademica e dei grandi sistemi filosofici, appare sulla scena della città, della polis, la filosofia come esercizio e come stile di vita. Una sorta di nuovo inizio del pensiero e del pensare che non vogliono disgiungersi dalla vita; la filosofia intesa tanto come problematizzazione del quotidiano e del contesto storico concreto, quanto come tensione alla coincidenza tra il proprio mondo di pensiero e l’agire che ci connota socialmente.
Praxis è quindi non disperdere il pensiero nel fare ed allo stesso tempo rendere il fare una pratica mai priva di discorsi e di riflessione.