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Un gruppo di persone si raccoglie attorno ad un tema per sviluppare liberamente riflessioni ed argomentazioni; la filosofia pratica qui assume maggiormente l’aspetto delle Pratiche filosofiche in cui il filosofo aiuta ad articolare al meglio idee ed argomenti ed a scoprirne le implicazioni agendo socraticamente. Socrate inaugura la pratica della messa in discussione critica calata nell’incontro coi suoi concittadini. L’immagine di Socrate è quella del filosofo che si interroga e interroga gli ateniesi incessantemente.
Il lavoro coi gruppi è coinvolgente poiché è un’occasione per conoscersi e per esercitarsi nelle differenze. Ognuno è sollecitato a partecipare attivamente e liberamente nel tentativo di argomentare e sostenere le proprie posizioni e le proprie convinzioni; spesso ci si scopre a riflettere insieme su questioni che prima sembravano scontate ed ovvie.
Ognuno è portatore di una verità, ma il confronto con l’altro la rende più friabile, meno assoluta. L’esercizio del discorrere e del dialogare implicano inevitabilmente anche quello dell’ascoltare. Parola e ascolto vanno sempre abbracciati e dove manca l’una manca anche l’altro e viceversa
Lavorare in gruppo è un esercizio di amicizia e di convivialità durante il quale si forma una micro-polis, una città in miniatura. Aristotele sosteneva che il buon governo della Polis necessita di una certa dose di amicizia tra i cittadini, siano essi i governanti oppure i governati.
Il lavoro in gruppo è quindi un lavoro politico per eccellenza in cui il confronto dialettico, a volte non privo di tensioni, sollecitato e sostenuto dalle domande e dalle argomentazioni del filosofo, è una vera e propria palestra di cittadinanza, di confronto e di co-esistenza delle differenze.
Comprendere la verità e contemporaneamente la relatività di ciò in cui crediamo ci porta dal conflitto tra posizioni diverse al confronto ed anche alla solidarietà tra credenze a prima vista incompatibili tra loro.
Rendersi relativi all’altro significa iniziare ad abitare il proprio sistema di credenze e ad esercitare quindi una distanza da se stessi che è espressamente il gesto di una filosofia che desidera incrociare vita e pensiero.
Dalle Pratiche filosofiche rivolte ai gruppi e dal confronto tra le persone emerge anche uno strato più profondo del farsi delle relazioni, del confronto io-tu: esso si colloca sul piano del desiderio che investe la qualità e i modi del linguaggio che mettiamo in scena.
Lavorare su questo piano implica passare dalla comprensione tematica alla messa in gioco di vissuti, dal ragionamento alla narrazione, dal puramente concettuale all’esplorazione esistenziale e alla presa di contatto con l’immaginario che ci identifica e che ci rende riconoscibili al mondo.
Su questo versante la carica narrativa delle Pratiche filosofiche per i gruppi è in grado di mettere in luce il fatto che l’identità di ognuno, o di un gruppo, si mostri e addirittura si formi, almeno in parte, al contatto con l’altro, in un ben determinato contesto e nella cornice di determinati eventi.
Lavorare con i gruppi significa anche portare a tema il fatto che l’agire inizia innanzi tutto dalla parola e dal regime discorsivo che mettiamo in gioco con l’altro.
Da questo punto di vista le Pratiche filosofiche sono uno strumento di “cura” della parola e di costruzione di un’etica minima del discorso in cui la Verità non è un punto di partenza, ma l’esito di un processo in cui l’Altro è sempre implicato.

Partecipare ad un gruppo condotto nello stile delle Pratiche filosofiche non richiede alcuna preparazione filosofica.

I destinatari sono adolescenti, giovani ed adulti.

Le Pratiche filosofiche si avvalgono di diversi strumenti: saggistica, letteratura e materiali multimediali ed ovviamente testi filosofici, restando la discussione libera il cuore di questo tipo di esercizio.